Niente paura, questo blog non ha nessuna pretesa: volevo solo trovare un modo e un posto per riordinare e archiviare tutte le mie farneticazioni.
Non faccio per vantarmi, ma non sono specializzato in niente, e in un mondo di tuttologi mi sento discretamente orgoglioso di potermi definire nientologo.
Ho pure poca fantasia, e quindi poche cose da raccontare. Per questo, le poche che racconto appartengono alla sfera del reale, solidamente reale.
Sono stato un tecnologo e sono stato giornalista pubblicista, ho scritto di tecnologia, ma con il passare degli anni sono diventato un tecnologo pentito e, per stizza, quasi un analfabeta di ritorno. Ho vissuto di informatica per più di 35 anni. Grazie, ma oggi non la sopporto più: dovrebbe facilitarci la vita, ma a me sembra che ce la stia rendendo impossibile, sempre più distopica. Forse è per colpa dell'età, ma non credo. È che non sopporto più quei riflessi di luce fredda e azzurrognola sulle nostre facce, rimpiango i tempi in cui l'unica luce che riflettevano i nostri occhi era quella calda e giallognola del sole.
C'è stato un momento, appena giubilato, in cui mi sono cimentato come "regista": mi sono sfidato a raccontare in video i "riflessi dell'anima". Chissà se ci sono riuscito.
Attualmente "contemplo" ciò che capita intorno a noi, ma spesso mi procura frustrazione. Fatico, mi incazzo. C'è questo enorme, gigantesco elefante nella stanza, e contare la gente e gli amici che si ostinano a rifiutarsi di vederlo mi fa soffrire. Voi lo vedete, vero?
Potrei foderarmi gli occhi per non vederlo neanch'io, oppure potrei smettere di contare chi non lo vede. Potrebbe essere una soluzione, ma in un caso ne sentirei l'odore, e nell'altro mi sentirei prigioniero, e mi incazzerei lo stesso.
Lo scoramento causato da questa cecità mi divora e produce in me un progressivo disincanto che mi addolora. Non so cosa fare per alleviare questa pena.
Scrivo. Non so se mi spiego.
Luigi Mezzacappa

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