L'immarcescibile categoria del "cuggino venezuelano" non può perdere un'occasione così per sciorinare il migliore pensiero filosofico di cui il suo cervello è capace: "Non parlare del Venezuela se non sei venezuelano".
Per parlare di qualsiasi cosa, dunque, per il nostro "cuggino" è necessario possedere un patentino, una certificazione o un passaporto: se si vuole parlare del tempo occorre essere meteorologi, se si vuole parlare di calcio occorre essere un calciatore e, se si vuole parlare di cucina, è necessario essere cuochi.
E quindi Trump, che parla del Venezuela e addirittura sequestra il presidente con un'azione che vìola i più basilari principi del Diritto Internazionale, è sicuramente un venezuelano...
Per mia grandissima fortuna, non conosco solo venezuelani di prima, seconda o terza generazione di emigrati italiani, ma conosco anche tanti figli, nipoti e pronipoti di venezuelani veri, di venezuelani da sempre, di quelli che, prima di Chavez, all'anagrafe nemmeno esistevano, non avevano una casa, non avevano mai visto un medico in tutta la loro vita e lavoravano per fare le fortune delle borghesie compiacenti dei padroni di turno, borghesie che si arricchivano assecondando lo sfruttamento delle ricchezze nazionali da parte di aziende straniere.
Io non credo sia sempre necessario ricordare che ogni cosa può essere vista da diverse angolature, però qualche volta può servire.
Quando sento dire che in Venezuela oggi è tutto un disastro, c’è qualcosa che non mi torna. Forse è un disastro per molti, ma non credo per tutti. Forse, per quei venezuelani che prima di Chavez nemmeno esistevano, qualcosina deve pur essere migliorata. Altrimenti non mi spiego immagini come questa che ho postato in cima a questa riflessione. Sicuramente, invece, per i venezuelani che speravano di proseguire con il loro modello di agiatezza e che con Chavez hanno visto infrangersi le loro ambizioni e aspirazioni, beh, certo, per loro deve essere stato un duro colpo.
I "cuggini" che dicono che prima di Chávez era meglio, sono proprio sicuri di parlare a nome di TUTTI TUTTI i venezuelani? Non è che per loro quei venezuelani che prima non esistevano continuano a non esistere neanche oggi?
Il sospetto che almeno una parte delle ragioni per cui l'economia venezuelana è in difficoltà dipenda anche solo un po' dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti a partire da quando furono nazionalizzati i giacimenti, non li sfiora nemmeno? Attenzione: gli americani non furono mica cacciati, furono INDENNIZZATI. Dopodiché gli Stati Uniti, per ritorsione, misero in atto sanzioni similmente a quanto fanno oggi con la Russia, solo che ci sono economie in grado di resistere bene, e altre invece, come quella venezuelana, che anche per ragioni geografiche resistono meno bene. Gli Stati Uniti smisero di vendere i pezzi di ricambio degli impianti di estrazione e impedirono l'accesso del Venezuela al mercato del credito internazionale. Anche chi non ha mai preso in mano un manuale di economia dovrebbe capire che questa cosa induce i paesi vittime a rivolgersi altrove (e non per libera scelta) per trovare i capitali per il funzionamento della nazione.
Ecco, ogni volta che si parla del Venezuela, sembra di avere a che fare con un'amnesia generale: nessuno si ricorda delle sanzioni di cui è vittima, e i pochissimi che lo ricordano ne parlano come se tra due litiganti uno tirasse un pugno e la colpa è di chi lo riceve. Così come si fa finta di non sapere che le sanzioni sono una forma di guerra ibrida, e chi ne è vittima è costretto a mettere in atto misure di difesa e protezione straordinarie. Così come non si dice che "l'oro di Maduro che è sparito”, in realtà non era di Maduro ma era la riserva aurea della Banca Nazionale del Venezuela, e non è sparito, ma è stato sequestrato dalla Gran Bretagna. Sono amnesie che si spiegano facilmente se si ascolta sempre solo una campana, e per giunta le si crede, a dispetto del lungo curriculum di “esportazioni di democrazia” con la forza...
Dico questo non per amore di polemica o di ideologia, ma per amore di equilibrio. So benissimo che non esiste un governo perfetto esente da piccoli o grandi errori, ma raccontando sempre solo una parte della realtà, oppure limitarsi a mettere "like" e scrivere "bravooo" sotto i commenti del cuggino di turno che auspica la cacciata perenne di Maduro anche se è stato legittimamente eletto, non si fa altro che alimentare il tifo da stadio e si fa torto alla propria intelligenza, e poi si fa un favore a chi non ha nessun interesse a ricomporre i conflitti ma anzi li provoca, e come sempre a farne le spese saranno ancora una volta i "comuni mortali", cioè noi. Chi si considera “venezuelano” e poi auspica l'intervento militare e l'ingerenza straniera piuttosto che un seppur criticabile governo nazionale, farebbe bene a riconsiderare il proprio senso di appartenenza: forse proprio tanto venezuelano non è.

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