Il vecchio mondo che muore, la metafora dell'interregno...

Vi ricordate? “Il pubblico è caos, il privato è organizzazione. Il pubblico soffoca il mercato, il privato lo regola. Il pubblico è spreco, il privato è efficienza. Il pubblico è appiattimento, il privato è innovazione e creatività. Il pubblico è cartello dei prezzi stabiliti a priori, il privato è libera concorrenza e ottimizzazione dei prezzi”.

Dai, non facciamo finta di non capire, anche un bambino avrebbe ormai sgamato il “gioco”, e non è una questione di parti e partiti: credere ancora a questa farsa e farsene fagocitare è ridicolo.

La questione vera è lo sfruttamento: dell’uomo sull’uomo e anche sulla natura.

Con la scusa del “privato è bello”, sono stati privatizzati gran parte dei servizi pubblici – asili, assistenza agli anziani, sanità, acqua, elettricità, trasporti e poste – ma le tariffe non hanno mai cessato di aumentare, la qualità è sempre più approssimativa e la corruzione è ancora e sempre all’ordine del giorno.

Peggio: da quando il capitalismo ha spostato il suo profitto dalla produzione alla speculazione, non solo non ha saputo creare stabilità, ma ha anche spostato le prerogative di arricchimento dal lavoro alla rendita, generando masse di lavoratori precari. All’apice di questa trasformazione, nel 2008, è subentrata una crisi che ha reso “necessario” l’intervento del tanto vituperato sistema pubblico per salvare il capitalismo dalla sua stessa implosione, e la disoccupazione si è riaffermata come una caratteristica congenita del sistema: il capitalismo non può per sua stessa natura offrire stabilità, lavoro dignitoso e uno stato sociale solido, e a dispetto degli slogan, non sa e non può offrire nemmeno un futuro ecologico.

Ovvio: è sempre colpa delle “emergenze”, ma ogni sistema complesso è governato da equazioni il cui equilibrio gioca sulle tante variabili che possono assumere valori diversi. L’unica vera e sostanziale differenza tra liberismo e socialismo sta nello stabilire quale debba essere il punto di equilibrio e su quali variabili agire per raggiungerlo: per il liberismo il focus è il profitto e per garantirne l’equilibrio occorre agire sulle altre variabili; per il socialismo il focus è l’attenzione al cittadino.

 

Spunto dall'articolo di Raul Antonio Capote: El «viejo mundo» que muere: la metáfora del interregno



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